Ritmo, fratelli!

«Tempo, 109 battute al minuto,
Quando finisce forse ti sarà piaciuto,
La chiave per capire questo genere di suono,
Che a molte orecchie può sembrare frastuono,
E liberare la tua parte migliore chiudere,
Gli occhi aprire bene il cuore […]»

Cominciamo prendendo a prestito le parole di Jovanotti (ma come, non conoscete la canzone!? La trovate qui…), perché oggi si parla di tempo e di ritmo. Nel karate, ovviamente. Cosa vi aspettavate?

Il post mi è uscito piuttosto lungo, così ho preferito dividerlo in più parti. Abbiate dunque pazienza e, se gradite, buona lettura!


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Logos e loghi

Oggi, lunedì 10 ottobre 1988, sotto la guida del giovane maestro Roberto Colombo, il Kanku-dai Club Karate-do Desio dà il via ai lavori alla presenza di tre allievi, fiduciosi nel cuore e determinati nello spirito. Comincia una nuova avventura destinata a perdurare nel tempo!

Ecco, scusate l’attacco da Istituto Luce, ma non ho potuto resistere. Trent’anni son lunghi e ce ne sarebbero di cose da dire, da ricordare e da riportare. Però di questo scriveremo un’altra volta; qui, adesso, vorremmo parlare di tutt’altro.


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Quando ci si può far chiamare Maestro?

(thanks to: puna-nezuki.tumblr.com)

Quando l’uomo avrà saputo dare luce alle sue parole e quando non sarà più solo in mezzo agli altri, allora potrà farsi chiamare “maestro” e, senza bisogno di insegnarlo, gli altri gli porteranno rispetto.


Nessuno scritto può decretare chi è maestro: lo decreteranno la stima ed il rispetto che, una volta circondato l’uomo, lo eleveranno a tale onore.


Non ci si dimette dal titolo di Maestro perché l’unico modo per farlo è di screditarsi agli occhi di chi lo ha eletto.