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C’è una bella differenza tra fare sport e arti marziali.

La notizia (di ieri, n.d.r.) è il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo al 2021. Non era mai accaduto prima, in epoca moderna (cioè a partire dal 1896), con l’eccezione delle edizioni non disputate del 1916, 1940 e 1944 (vedi qui per un po’ di storia dei Giochi Olimpici). Questo per dire che l’epidemia di COVID-19 sta incidendo molto profondamente su ogni aspetto della vita sociale di tutti i cittadini del mondo.

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Perfect & Imperfections

Con la vecch—ehm, cioè, con la maturità, si scopre che il punto nodale nel fare karate sta nella bellezza dell’imperfezione. Quando la tecnica, insegnata uguale per tutti, viene fatta propria, essa si arricchisce di particolari e sfumature personali che la rendono, formalmente, imperfetta.

Eppure, la sua bellezza sta proprio lì, nelle minuzie che la rendono unica; come un prodotto artigianale sempre diverso.

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Caro saluto

Visto che il nuovo anno è iniziato, e che va, per così dire, salutato, ho deciso che l’argomento di questo post sarebbe stato appunto il saluto. Sempre nell’ambito delle arti marziali, eh? Dopotutto, questo è un sito di karate-do. Sarebbe strano trovarci altro, giusto?

Ok, l’inizio è il momento buono per fare una confessione…

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Ritmo, fratelli!

«Tempo, 109 battute al minuto,
Quando finisce forse ti sarà piaciuto,
La chiave per capire questo genere di suono,
Che a molte orecchie può sembrare frastuono,
E liberare la tua parte migliore chiudere,
Gli occhi aprire bene il cuore […]»

Cominciamo prendendo a prestito le parole di Jovanotti (ma come, non conoscete la canzone!? La trovate qui…), perché oggi si parla di tempo e di ritmo. Nel karate, ovviamente. Cosa vi aspettavate?

Il post mi è uscito piuttosto lungo, così ho preferito dividerlo in più parti. Abbiate dunque pazienza e, se gradite, buona lettura!

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Logos e loghi

Oggi, lunedì 10 ottobre 1988, sotto la guida del giovane maestro Roberto Colombo, il Kanku-dai Club Karate-do Desio dà il via ai lavori alla presenza di tre allievi, fiduciosi nel cuore e determinati nello spirito. Comincia una nuova avventura destinata a perdurare nel tempo!

Ecco, scusate l’attacco da Istituto Luce, ma non ho potuto resistere. Trent’anni son lunghi e ce ne sarebbero di cose da dire, da ricordare e da riportare. Però di questo scriveremo un’altra volta; qui, adesso, vorremmo parlare di tutt’altro.

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Quando ci si può far chiamare Maestro?

(thanks to: puna-nezuki.tumblr.com)

Quando l’uomo avrà saputo dare luce alle sue parole e quando non sarà più solo in mezzo agli altri, allora potrà farsi chiamare “maestro” e, senza bisogno di insegnarlo, gli altri gli porteranno rispetto.


Nessuno scritto può decretare chi è maestro: lo decreteranno la stima ed il rispetto che, una volta circondato l’uomo, lo eleveranno a tale onore.


Non ci si dimette dal titolo di Maestro perché l’unico modo per farlo è di screditarsi agli occhi di chi lo ha eletto.